AREE UMIDE DEL BIENTINA: MINACCIATE DALLA CIVILTA’
Proposta la creazione di un parco regionale per difendere le superstiti terre umide del Bientina, Sibolla, Fucecchio in pericolo per un incontrollato sviluppo industriale
Aree umide lucchesi tra sviluppo e abbandono: per un recupero del Bientina e del Lago Sibolla nei loro valori naturalistici ed ambientali. Questo il tema di un recente convegno promosso da diverse associazioni ambientaliste lucchesi (Italia Nostra, W.W.F, Amici della Terra, Lega Ambiente) cui hanno presenziato esperti di botanica (professor Mauro Tomei), di biologia (dottor Mario Cenni) e studiosi di storia locale (professor Paolo Morelli).
Perchè questa tavola rotonda?
"Si potrebbe semplicemente dire che oggi anche la gente comune ha capito che tutti gli ambienti naturali sono in equilibrio fra loro e con le diverse specie viventi che li popolano
". Cosi esordisce Attilio Tongiorgi, Presidente di "Italia Nostra" di Altopascio, da anni appassionato difensore delle superstiti zone umide toscane. "L'importanza di queste terre per le loro funzioni ecologiche fondamentali, come regolatrici del regime delle acque e come ambiente ideale per una flora e una fauna specifiche, è immensa.
Si tratta di veri e propri laboratori viventi che non possiamo rischiare di perdere perchè irriproducibili nei loro delicati meccanismi biologici."
Per queste aree e necessaria una tutela al fine di presentarle alle future generazioni come "monumenti verdi", isole incontaminate in mezzo allo sviluppo incontrollato dei nostri giorni.
Il Padule di Bientina, ovvero tutta la fascia territoriale compresa tra il Monte Pisano e le Cerbaie (Comuni di Capannori, Porcari, Altopascio, Bientina, Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte) sta soffrendo, al limiti della sua conca, una forte urbanizzazione e industrializzazione con conseguente inquinamento di acque superficiali e dei principali canali di bonifica.
Diverse le discariche abusive di rifiuti urbani e industriali e intenso lo sfruttamento del suolo agrario e delle risorse idriche del sottosuolo. "Con questo convegno - continua Tongiorgi - insieme alla proposta di costituzione di un Parco Naturalistico Regionale e del "Bientina", “Sibolla" e "Padule di Fucecchio", abbiamo inteso portare all'attenzione della Regione e degli enti interessa ti, la necessità di una maggiore tutela dell'area sulle problematiche concernenti il recupero, la conservazione e la valorizzazione di un patri- monio ecologico incommensurabile."
Il prossimo inserimento dell'area del “Bientina" nella Convenzione Internazionale di Ramsar con le altre due aree affini e il loro censimento come "biotopo" meritevole di conservazione da parte della Società Botanica Italiana, devono far riflettere chi ha il potere di tutelare ricchezze come queste. Non a caso sono state valutate come “Aree Protette" dalla Regione Toscana in base alla Legge 52/82 e alla Legge Galasso.
Necessitano poi interventi urgenti di bonifica e, magari, il ripristino dell'ambiente palustre mediante allagamenti di aree già di per se’ inondabili in certi periodi dell'anno.
“Tale possibilità - riprende Tongiorgi - si presenta anche come modello alternativo di gestione e di sfruttamento produttivo di un territorio che è già di fatto una vasta area naturalistica, un polmone, un parco periurbano alla stessa città di Lucca che è ad appena 10 km. Una grande "macchia verde" in cui ricrearsi nella cementificata Piana.
Queste aree umide, oltre a poter divenire oggetto di studio naturalistico, potrebbero essere facilmente attrezzate per visite didattiche ed escursioni guidate, come strumento di educazione permanente e di turismo ambientale. Come non parlare poi del grande interesse archeologico e storico di quest'area un tempo grembo del più grande Lago di Toscana? Numerosi i ritrovamenti Romani cd Etruschi ed immenso il patrimonio ancora, in questo senso, inesplorato".
Il Parco delle “Zone umide del Valdarno Inferiore", il cui progetto è stato presentato al nostro convegno dal professor Raffaello Corsi, della Lega Ambiente Valdera, è una proposta concreta, meritevole di attenzione. Assieme al bacino del 'Bientina", alla cui salvaguardia da anni lavoriamo, si propone di associare anche ii "Sibolla" delle ninfee', delle piante carnivore e l'area altrettanto interessante del Padule di Fucecchio, associandovi la ricca delle colline delle Cerbaie. AI di là della frammentazione amministrativa, sono un unico sistema ambientale da non considerare come da sempre, un territorio paludoso inutile ma, come ambiente di eccezionale importanza naturalistica,
idrologica, climatologica ed economica.
Le zone umide sono inoltre un importante fattore di termoregolazione, al pari del mare, e una riserva di acqua di falda e di superficie che diventerà sempre più importante in un clima che si sta rivelando sempre più secco.
Attività economiche quali la pesca e l'itticoltura (i 2/3 del mercato vengono dalle zone lagunari e palustri) possono essere svolte con successo, spesso maggiore, delle attività agricole successive alle bonifiche. In queste zone umide abbiamo oltre 300 specie vegetali che dal bosco, al prato, al terreno paludoso arrivano fino alla siepe, al ruscello e al grandi alberi superstiti dei boschi planiziari. (Recentemente e stata abbattuta l'intera "macchia del Bottaccio", nel Comune di Capannori).
Che dire poi di una fauna ricchissima fatta di insetti, anfibi, rettili e tanti, tanti uccelli (anatre, germani, alzavole, fischioni, pavoncelle, piro-piro, pittime reali, beccaccini, colombacci, gallinelle d'acqua eccetera) che, nei periodi di passo, hanno fatto perfino registrare l'airone rosso e un gruppo di cicogne? Tutto questo è allo studio di biologi per il mantenimento dei processi ecologici essenziali, la salvaguardia della diversità genetica e l'utilizzazione duratura degli ecosistemi. Noi vogliamo salvare questo “eden" dal degrado, sono stati compiuti analisi e studi specifici, che ora è tempo, siano presi sul serio dagli enti territoriali interessati.
Massimo Raffanti